E' buio nella sua stanza all'Hub, buio pesto, se non fosse per la luce fioca emessa dal monitor di un laptop poggiato sulla scrivania. Il volume è impostato basso e si sente una voce evidentemente modificata o da un voice scrambler o dal casco di una power shell. Il ragno è seduto su una sedia con la schiena dritta, le braccia abbandonate con le mani in mezzo alle cosce, la testa leggermente china in avanti e gli occhi fin troppo aperti, con il riflesso dello schermo in quelli.
La voce va avanti ma si sente anche una voce femminile che sembra ripetere le stesse cose, quasi all'infinito, l'angolo della bocca del ragno che si contrae leggermente, ma fissa lo schermo senza mai distogliere lo sguardo, nemmeno sbatte le palpebre, praticamente incollato come un bambino messo davanti alla televisione dai genitori per tenerlo impegnato.
Poi all'improvviso, le voci s'interrompono, istanti di silenzio e il laptop illumina per un singolo istante ancora di più la stanza dell'Hub, per colpa di un laser che appare sullo schermo e il ragno che trattiene il fiato, in apnea. E poi il silenzio, il video che s'interrompe dopo pochi secondi e un cerchio che carica, per farlo partire di nuovo, evidentemente è stata impostata la riproduzione automatica.
Perchè sarà forse la decima, la ventesima, la trentesima volta che rivede quelle immagini, gli occhi rossi e luminosi del casco di Rage e il laser che uccide Iphigenia, le dita scarlatte del ragno che si chiudono lentamente a pugno afferrando la propria pelle all'altezza delle cosce, tanto da far male, un male sopportabile rispetto a tutto il resto.
Eppure in quella stanza non sembra aver versato una singola lacrima, volto asciutto, bocca serrata e occhi ancora fin troppo aperti anche quando lo sguardo viene distolto dallo schermo.
Perchè nonostante tutto il dolore che ha cercato di buttare fuori con Chloe e tutto il pianto e la disperazione in quella casa diroccata della North, tutta la rabbia urlata e ringhiata in faccia a Galen in sala briefing, l'apatia e il cercare di trattenere tutto questo in una palestra con Anja per affogare la tristezza...
Tutto questo e sembra aver rigettato fuori solo la punta dell'iceberg.
Quando la mano si allunga per afferrare lo schermo del laptop, come se volesse chiuderlo, le dita lasciano macchie di sangue rossastre e lucide sullo schermo, e quando si alza con la mano poggiata ancora su quello, l'intero suo costume sembra luccicare di un liquido sinistro per colpa della luce emessa dal laptop.
Poi l'abbassa di colpo forza con fin troppa forza, e torna di nuovo il buio.
Il buio che tornerà ad invaderlo.
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