domenica 28 aprile 2019

Tornato - pt.2

- Ho un altro nipote e non lo sapevo?

Spiegare di Tommy a Daniel Ross, a suo padre, non è affatto facile, di come lo abbia trovato da Iphigenia Clark durante la guerra, di come se ne siano presi cura allo Stay Alive insieme a Galen Grace, della madre in coma dopo essere stata presa dagli Intrappolatori di Magnus, di un padre che ha deciso di rifarsi un'altra vita lontano da Philadelphia e di come James Ross sia riuscito a strappare un affidamento temporaneo con qualche contatto.

- Lo sai che prima o poi verranno a prenderlo quando troveranno una famiglia idonea che vorrà adottarlo.
- Lo so.

Quelle parole dettate senza un tono interrogativo suonano peggio di una sentenza, e forse è per questo che non ruota la testa ma continua a guardare i giochi del parchetto dove hanno deciso di sostare. Stare li in quel parco poco frequentato, su quella panchina insieme a suo padre è una cosa dannatamente strana. Non deve guardarsi attorno in modo paranoico, non ne ha bisogno ora, e l'unica cosa a preoccuparlo al momento, è di controllare che il liquido della sigaretta elettronica non sia terminato.

- Perchè non ce l'hai detto? Dopo la prima volta che siamo stati arrestati...
- Che ero un vigilante non registrato? Che cosa avrei dovuto dirvi?
- Non lo so pà, qualunque cosa.

Deve prendere un'abbondante boccata di vapore dopo quelle poche parole, la schiena leggermente piegata e gli avambracci che sostano e reggono il busto sulle proprie cosce. Non guarda il padre ora, passandosi la sigaretta elettronica da una mano all'altra, un modo ridicolo di far passare in sordina troppi secondi di silenzio.

- Lo fai ancora James?...
- Tu?
- Non si risponde ad una domanda con un'altra domanda. Ma no, da quando sono tornato ho perso determinate... capacità che possedevo.
- Quindi...
- Quindi mi accontenterò di essere un normale vigile del fuoco, come ho fatto sempre nella mia vita.

Interrogativi incalzanti che vengono sputati fuori di bocca istintivamente, e che disegnano sotto i baffi di Daniel Ross una smorfia profonda, più che pensierosa mentre va a sfilarsi gli occhiali da sole dal viso.

- Tutto ha una fine, per quel tipo di vita ho fatto il mio tempo. E non hai risposto alla mia domanda figliolo.
- E' l'unica cosa che so fare bene, e nemmeno.
- Lo sai che non è vero, sai che potevi... puoi fare fare altro, tornare ad una vita normale e sei ancora in tempo. Non vorrai illuderti di poter far questo per il resto dei tuoi giorni, perchè sappiamo entrambi come finirà, e non voglio James.

James Ross si alza quasi di scatto dalla panchina, con ancora il beccuccio della sigaretta elettronica ficcato in bocca e soffia fumo come una locomotiva, con una faccia che ruota verso suo padre, tutt'altro che calma, che ha bisogno di parecchi sbuffi per ricacciare dentro chissà quale urlo che nasce dai suoi polmoni.

- Guardami negli occhi papà, guardami negli occhi e dimmi che posso tornare veramente ad una vita normale dopo tutto quello che ho passato! Dopo le guerre... dopo tutti quegli anni in Sandmac...  e dammi una maledetta definizione di normale!

La chiede quella definizione, ma fa già per allontanarsi per non ascoltarla. Forse perchè non vuole, non ne ha bisogno, o forse solo perchè ha paura proprio di quella risposta.
E se per un momento ci ripensa nel voltarsi, Daniel Ross glitcha per una frazione di secondo, quel che basta a perdere quella frase per sempre, quel che basta a far sussultare di apprensione il mutante che si precipita sul padre con un immane senso di colpa che comprime il petto.
Perchè la cosa più difficile non è essere dei fenomeni o degli eroi, la cosa più difficile è essere persone normali.

lunedì 22 aprile 2019

Tornato - pt.1

Rimane in sella alla moto, i piedi piantati per terra e un secondo casco che tiene sotto braccio, lo sguardo che non si stacca dallo zainetto di Tommy finchè questo non scompare dietro l'ingresso della scuola. Il tempo di accendere il motore e leggere un messaggio che gli attanaglia lo stomaco da un paio di giorni, il mittente recita 'Dad', con poche parole scritte: arrivo lunedì mattina.

Non andava all'aereoporto di Philadelphia da quando era ricercato (forse decenni nella sua testa), e si sente stranamente a disagio in mezzo a tutta quella gente, che arriva, che sosta nei punti di ristoro con un bicchierone di caffè in attesa del prossimo volo.
Quando Daniel Ross arriva dal gate, appare proprio come se lo ricordava, capelli un po' brizzolati, due occhi nocciola, poco più alto del figlio e un fisico prestante da vero vigile del fuoco, i soliti baffi alla Don Diego de la Vega che disegnano un'aria fin troppo bonaria sul volto dell'uomo, tutto il contrario dell'aria rigida e tesa che si porta dietro James, mentre lo osserva con le mani in tasca e un'espressione difficile da decifrare. Non sorride, se non quando l'uomo gli arriva praticamente ad un metro, e l'angolo della bocca si solleva appena come se i muscoli facciali tentennassero.

- Ciao James...
- Ciao papà...

Pochissime parole, e subito dopo abbassa lo sguardo per un solo istante verso il pavimento, verso il piccolo trolley che Daniel si porta dietro. Le mani rimangono ancora nelle tasche mentre si tortura il labbro come se fosse l'unico appiglio dove potersi aggrappare in quel momento, nel ricambiare lo sguardo del padre che è come se si aspettasse qualcosa. Un sorriso? Un abbraccio? Qualcosa?

- Allora... andiamo?
- Perchè mamma non c'è?

La domanda gli esce quasi di getto, troppo spontanea e diretta, tanto da suonare quasi come un'accusa.

- Volevo vedervi James, il prima possibile, te e tua sorella. Domani ho già il volo per tornare a cas...
- Già domani?
- Si, già domani. C'è ancora tanto da ricostruire a Houston, e non posso...

Scuote piano la testa mentre sposta lo sguardo da tutt'altra parte, le mani che si portano sui fianchi come se aspettasse qualcosa, prima di tornare a guardarlo. E' un ammasso di emozioni che si accavallano l'una sull'altra per prendere il sopravvento, con il solo risultato di non riuscire a mostrare nessuna di esse. Lo fissa con gli occhi appena sgranati, le dita che afferrano nervosamente il tessuto della propria camicia di flanella all'altezza dei fianchi, stropicciandola il più del dovuto.

- Cazzo Pa', lo sai da quanto non ti vediamo?
- James...
- Lo sai?
- Lo so, la mamma mi ha detto tutto. Cosa è successo due anni fa, cosa è successo ora... lo so. Mi dispiace...

Daniel ripete bene quelle parole, quel 'lo so' e un dispiacere che suona poco più alto di un mormorio, in scuse che non dovrebbero neanche esistere. Parole che rombano nella testa del ragazzo in modo incessante. Ha la bocca secca, asciutta, risulta difficile perfino deglutire e muoversi, col solo risultato di far cascare le mani di nuovo lungo i fianchi.

- Dai, andiamo, parliamo da un'altra parte con calma... ok?

Annuisce molto lentamente James Ross, mentre ruota sul posto per iniziare a camminare. Le mani che tornano di nuovo in tasca, lo sguardo basso a poco a poco più lucido e non per via delle insegne dei negozi e dell'illuminazione artificiale del posto, uno sguardo che ancora non s'azzarda a tornare verso Daniel, il vociare e l'agitazione della gente mentre lo speaker dell'aereoporto annuncia l'ultima chiamata di un volo verso Boston.
Poi rallenta, si ferma e non ce la fa, quando va a girarsi quasi di scatto verso il padre ha già il viso rigato di lacrime silenziose, con le braccia che si allargano per andare a cingergli il busto con il muso che spinge verso la sua spalla.
Lo tocca ed è reale, lo stringe perchè è vero e non solo un sogno, lo abbraccia aggrappandosi a lui perchè è tornato.